
Guillermo Cano Isaza (Bogotà, 12 agosto 1925 – 17 dicembre 1986), direttore del quotidiano El Espectador assassinato per le sue inchieste sui cartelli della droga in Colombia
NEW YORK (Usa) – Premio Unesco – Guillermo Cano per la Libertà di Stampa 2026 al Sindacato dei Giornalisti Sudanesi, in riconoscimento del ruolo svolto nel condannare gli attacchi deliberati contro i giornalisti nel conflitto in corso in Sudan.
Istituito nel 1997, il premio è intitolato al giornalista colombiano Guillermo Cano Isaza, direttore responsabile del quotidiano colombiano El Espectador, assassinato a Bogotà il 17 dicembre 1986 per le inchieste condotte sui potenti cartelli della droga del paese. Il premio viene assegnato ad una persona, organizzazione o istituzione che ha dato un contributo eccezionale alla difesa e alla promozione della libertà di stampa in qualsiasi parte del mondo, ma specialmente nei luoghi in cui c’è un forte pericolo per l’incolumità dei giornalisti. Ha un valore di 25.000 dollari e viene assegnato in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa che si celebra il 3 maggio.
Il Premio Unesco – Guillermo Cano 2026 al Sindacato dei Giornalisti Sudanesi viene conferito quale riconoscimento del ruolo svolto durante gli scontri tra le Forze Armate Sudanesi (Saf) e gli ex alleati delle Forze di Supporto Rapido (Rsf) – iniziati nell’aprile del 2023 – che hanno creato una delle peggiori emergenze umanitarie e crisi di sfollamento al mondo.
Da allora, il Sindacato dei Giornalisti Sudanesi ha documentato la morte di 32 giornalisti, circa 556 violazioni dei diritti degli operatori dei media e la chiusura di numerose testate giornalistiche e radiofoniche, «rendendo il Sudan – afferma l’Unesco – uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti».
Khaled El-Enany, direttore generale dell’Unesco, ha infatti elogiato i membri del sindacato sudanese per il loro straordinario coraggio e la loro incrollabile dedizione evidenziando che «Nonostante le immense difficoltà, continuano, giorno dopo giorno, a fornire informazioni accurate e salvavita alle loro comunità nei momenti più critici. Il loro impegno – ha aggiunto – è un potente esempio per tutti noi e un servizio vitale per la verità, la responsabilità e la pace».
Il presidente del Sindacato dei Giornalisti Sudanesi, Abdelmoniem Abuedries Ali, nel commentare la notizia afferma che «non è solo un riconoscimento per il Sindacato dei Giornalisti Sudanesi, ma un tributo a tutti i giornalisti sudanesi che continuano a difendere la verità e la libertà di stampa in condizioni estremamente difficili e pericolose. Un impegno che contraddistingue il ruolo vitale del giornalismo indipendente nella salvaguardia dei valori democratici e nel dare voce ai civili colpiti dalla guerra».
L’Unesco ricorda che il conflitto ha gravemente compromesso la raccolta di notizie e peggiorato il panorama mediatico in Sudan. I giornalisti sono stati minacciati e arrestati, il 90% delle infrastrutture mediatiche è stato distrutto e la copertura giornalistica è stata ostacolata da interruzioni di internet e delle telecomunicazioni.
«Condizioni – denuncia l’Unesco – che hanno trasformato il Paese in una “zona di silenzio” in cui ampie fasce della popolazione vivono in un vuoto informativo, mentre la disinformazione e la propaganda si diffondono ampiamente, alimentando il clima di odio».
La Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, che si celebra ogni anno il 3 maggio, è anche un’occasione per valutare lo stato della libertà di stampa, che sta diminuendo ovunque, non solo in Sudan. Un recente rapporto dell’Unesco rivela un calo del 10% della libertà di espressione a livello mondiale dal 2012: una situazione paragonabile solo ad altri tre periodi storici, la Prima Guerra Mondiale di oltre un secolo fa, il periodo precedente alla Seconda Guerra Mondiale e la fine degli anni ’70, durante la Guerra Fredda.
A livello globale, l’autocensura tra i giornalisti è aumentata di quasi il 70% tra il 2012 e il 2025, a conferma del fatto che «la forma più dannosa di censura è ormai interiorizzata».
Inoltre, giornalisti e altri operatori della stampa hanno dovuto affrontare «diverse forme di molestie legali», tra cui cause per diffamazione con risarcimenti multimilionari, violazioni delle normative antiterrorismo e della legislazione finanziaria.
Ricerche condotte da UN Women e da altri enti hanno inoltre rivelato un’impennata di attacchi online contro i giornalisti, in particolare le donne. Nonostante queste difficoltà, l’Unesco ha evidenziato segnali di speranza, tra cui il crescente riconoscimento dei media comunitari, mentre la sua indagine globale del 2025 ha rivelato che quasi la metà dei 194 paesi esaminati dispone ora di quadri giuridici in materia.
La prossima settimana l’Unesco ospiterà la Conferenza mondiale sulla libertà di stampa a Lusaka, capitale dello Zambia, dove i governi e la società civile saranno invitati a rinnovare il loro impegno a sostegno del giornalismo indipendente e della libera circolazione delle informazioni. (giornalistitalia.it)
n.g.








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