Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria

ROMA – «Nella storia dell’agenzia di stampa Askanews, il paradosso è che ad essere insolvente – per quasi cinque milioni di euro – non è solo genericamente lo Stato, ma più precisamente Palazzo Chigi». La denuncia è del quotidiano Il Giornale che, con un articolo di Diana Alfieri, sottolinea che «sedendo Di Maio sulla poltrona di vicepremier, l’incredibile contraddizione tra il dire e il fare è ancora più eclatante. Con un dettaglio mica di poco conto: a non voler onorare il debito – a fronte di un servizio già erogato tra il 2017 e il 2018 – è il Dipartimento per l’editoria guidato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Rocco Crimi, un altro esponente della prima ora del M5s».
«Insomma, che nella vicenda i Cinque stelle abbiano un ruolo centrale è – sostiene Il Giornale – del tutto evidente, con buona pace della vicinanza espressa dal presidente della Camera, Roberto Fico, che si dice “preoccupato per Askanews” e per i suoi lavoratori che “hanno fatto in questi mesi sacrifici importanti che non si possono ignorare. D’altra parte, che il governo gialloverde voglia ridisegnare il panorama dei media a proprio uso e consumo non è un segreto. E il rifiutarsi di onorare il debito con Askanews rientra proprio in questa logica. L’obiettivo, infatti, è quello di chiudere i rubinetti alla stampa non allineata (vedi la vicenda di Radio Radicale o quella di Avvenire e del Manifesto) per poi dirottarli su testate di fiducia. Un’operazione, giurano a Palazzo Chigi, su cui c’è il placet non solo di Conte ma anche di Matteo Salvini che, come i Cinque stelle, guarda con interesse ai movimenti nel mercato dei media».
«Certo, – ricorda Il Giornale –  la vicenda Askanews non dipende solo dall’insolvenza di Palazzo Chigi. Perché un ruolo centrale ce l’ha l’editore Luigi Abete. Askanews, infatti, nasce nel 2009 dalla fusione tra TmNews (rilevata al prezzo simbolico di un euro) e Asca, testa già di proprietà dell’ex numero uno di Confindustria. Un’operazione a costo zero da cui Abete ha solo ottenuto utili senza mai mettere un soldo. Privatizzare i profitti e condividere le perdite, come insegna l’imprenditoria delle relazioni e dei buoni salotti. Quelli che lo hanno portato a sedere su decine di poltrone. Tra le altre, quella di presidente di Bnl-Bnp Paribas, quella di presidente onorario della Luiss e quella di presidente di Cinecittà Spa».
All’articolo segue immediatamente una durissima nota con la quale Crimi, attraverso Rocco Casalino (portavoce del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte) accusa Il Giornale di scrivere notizie «false e prive di ogni fondamento» perché il debito sarebbe «riferito ad un periodo successivo alla scadenza naturale del contratto» che Askanews aveva con Palazzo Chigi.
Quindi la replica del Comitato di redazione di Askanews: «Il sottosegretario all’Editoria, Crimi, parla di articolo falso, in merito a quanto pubblicato dal Giornale sulla situazione di Askanews, ma è lui che dice il falso quando parla di “una pretesa di pagamento priva di ogni fondamento”. Il sottosegretario – sottolinea il Cdr – sa benissimo, infatti, che il servizio è stato prestato e anche fruito dalla quasi totalità delle appendici dello Stato, fattispecie appurata da un’indagine interna condotta dalla stessa amministrazione pubblica».
«La richiesta di pagamento – incalza il Cdr – per il servizio prestato da Askanews e dai suoi giornalisti che sono minacciati da 27 esuberi, dal concordato e non hanno ancora ricevuto lo stipendio di dicembre, è legittima. Lo dimostra anche la proposta fatta dallo stesso Dipartimento con un’offerta molto inferiore al valore del notiziario, ma che, di fatto, sancisce che i servizi sono stati resi e fruiti. Prima di parlare di notizie false, il sottosegretario si informi».
Il Cdr si dice, quindi, «pronto a un confronto aperto, pubblico e anche in streaming se serve, con il sottosegretario per chiarire perché questo mancato pagamento sta mettendo in ginocchio oltre 90 famiglie e senza tacere le responsabilità di nessuno, anche dell’editore Luigi Abete. Chi rischia non è il presidente di Bnl, che come scrive il Giornale “privatizza i profitti e condivide le perdite”, ma i giornalisti che ogni giorno lavorano contro le fake news. Abbiamo lanciato un appello al governo 10 giorni fa, questa sarebbe la risposta?». (giornalistitalia.it)

Fnsi: «No al ridimensionamento. Crimi sblocchi il pagamento»

Siamo alla resa dei conti. La sorte di Askanews, una delle agenzie di informazione primaria più importanti del nostro Paese, è legata all’esito del concordato preventivo chiesto dall’azienda e affidata all’impegno del tavolo di confronto sindacale che inizierà in settimana.
La società di Luigi Abete ha scaricato su 90 colleghi e sulle loro famiglie il rischio di impresa con l’avvio della procedura concorsuale e il mancato pagamento degli stipendi di dicembre. Inoltre, ha messo sul piatto 27 esuberi. In pratica, riscrive il Dna dell’agenzia condannandola a un ruolo residuale.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, con Stampa Romana, Associazione Lombarda dei Giornalisti e Associazione Stampa Toscana, farà valere i diritti dei colleghi e della redazione nell’ambito della vertenza. Il sindacato chiede, però, con fermezza al sottosegretario all’editoria Vito Crimi di sbloccare immediatamente le somme chieste dall’azienda per aver erogato servizi informativi in regime di continuità durante l’impasse creata dall’assegnazione dei lotti per le agenzie di stampa. Si tratta di importi dovuti. Affermare il contrario e rifiutarsi di pagare significa comprimere ogni soluzione alternativa al ridimensionamento della redazione. (giornalistitalia.it)

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