ROMA – La Guardia di Finanza ha arrestato e posto agli arresti domiciliari Mario Adinolfi, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato di truffa ed evasione fiscale. La notizia è stata anticipata dal quotidiano “la Repubblica”. Nato il 15 agosto 1971, giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 26 settembre 1991, è stato deputato del Pd alla Camera. 
Per la procura di Roma, ricostruisce il quotidiano, «il presunto sistema avrebbe prodotto un danno vicino ai cinque milioni di euro; altri 400 mila euro sarebbero invece il frutto dell’evasione fiscale contestata dagli investigatori».
Al centro dell’indagine c’è la cosiddetta “Scommessa Collettiva”: attraverso quel circuito sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive. Promesse che, per diversi partecipanti, non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme investite.
Le contestazioni della procura vanno dalla truffa aggravata e continuata all’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, all’abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. Sono, infatti, queste le accuse formulate dal procuratore Maurizio Arcuri, dall’Aliquota della sezione di pg della Guardia di Finanza e dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria Roma di Maurizio Querqui che, questa mattina, hanno arrestato il giornalista e leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi.
Contestualmente, spiega la Guardia di Finanza in una nota, «è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo per oltre 400 mila euro, finalizzato alla confisca anche per equivalente del profitto dell’evasione fiscale conseguito dall’indagato per un solo anno d’imposta».
Le indagini – sviluppate dai militari – sono scaturite da plurime denunce/querele presentate da soggetti che hanno affidato all’indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group”, denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso i social network. L’attività riscuoteva l’adesione di un numero considerevole di clienti che – per l’affidabilità nella figura dell’ideatore proponente, la promessa di rendimenti elevati e garantiti in termini percentuali ben oltre i tassi offerti sul mercato finanziario, l’utilizzo di presunti algoritmi e di strategie di scommessa infallibili – sono stati indotti a consegnare ingenti somme di denaro (anche superiori a 100 mila euro per vittima) per l’acquisto di “quote” di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o la remunerazione prospettata.
Dalla ricostruzione delle movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio è stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stata destinata a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi.
Mario Adinolfi deve andare agli arresti domiciliari perché «ricorre il concreto ed attuale pericolo di reiterazione di condotte di reato della stessa specie di quelle per cui si procede (art. 274, lett. c, c.p.p.): è emerso come, dopo una condotta protratta nel tempo lungo molti anni (15-20) con riferimento all’iniziativa “Scommessa Collettiva”, di recente il leader del Popolo della Famiglia «abbia creato l’ulteriore iniziativa “Cristo Regna” ed abbia raccolto già oltre 3 milioni euro: 
iniziativa che sembrerebbe riproporre, con le medesime modalità di quella precedente, in modo abusivo, la raccolta di capitali rispetto alla quale, fondatamente si teme, alla luce di quanto sin qui emerso, che possa inoltre nuovamente truffare altre vittime».
Lo scrive il Gip di Roma, Giulia Arcieri, nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico del giornalista. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, Nucleo Pef, «è concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
«La pericolosità di Mario Adinolfi emerge dalla “negazione dei debiti contratti” e dalle “dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce” a suo carico e dall’insistenza “nell’infingimento e nella manipolazione della realtà” con cui rifugge dalle proprie responsabilità»: a scriverlo è il gip di Roma Giulia Arcieri nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare a carico del giornalista Mario Adinolfi.
«Appare pertanto pericoloso», spiega il Gip, «anche emergendo, dalle interviste televisive in atti, un suo atteggiamento di negazione dei debiti contratti e dichiarazioni sulla asserita falsità delle denunce sporte nei suoi confronti – che, invero, nel presente procedimento appaiono veridiche in quanto corroborate dai bonifici eseguiti e dalle mail intercorse tra le parti dell’accordo –, che denotano come l’indagato, lungi dal prendere le distanze da eventuali errori del passato, persista con determinazione nell’infingimento e nella manipolazione della realtà rifuggendo dalle proprie responsabilità».
«Ricorre anche il pericolo di inquinamento probatorio (art. 274, lett. a, c.p.p.): come rileva il pm, la libertà del soggetto potrebbe influire sulla genuinità della prova, atteso che sono in corso attività di indagine con riferimento alla raccolta delle dichiarazioni di altre persone offese e di documentazione attinente ai rapporti tra esse e l’indagato – scrive ancora il giudice –, o di altri soggetti coinvolti nelle medesime operazioni economiche –
come desumibile dalle comunicazioni intercorse anche in epoca recente –, oltre che inerenti all’acquisizione di documentazione bancaria e fiscale ulteriore in relazione a flussi finanziari ancora in corso di ricostruzione, anche rispetto a possibili altre fattispecie di reato: rispetto all’indagine in corso, si delinea pertanto un rischio di interferenza da parte dell’indagato se lasciato in libertà».
Inoltre, l’indagato «potrebbe avvicinare i soggetti che hanno già sporto denuncia e indurli alla ritrattazione (totale o parziale), atteso che alcuni di essi sarebbero soggetti vulnerabili in relazione alle condizioni di salute compromesse o sotto il profilo finanziario (avendo investito tutto il capitale nella operazione promossa dall’indagato) e dunque avvicinabili anche con la promessa di somme di denaro o di favori economicamente valutabili», conclude il gip. (agi)








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