Alessandro Proto (Foto Matteo Bazzi/Ansa)

MILANO – Le parole del gip di Como nell’ordinanza che dispone il carcere per truffa e autoriciclaggio di Alessandro Proto suonano come un epitaffio della carriera di un sedicente finanziere, immobiliarista, imprenditore, che si era offerto anche come candidato alle politiche (proposta respinta), assurto agli onori delle cronache, nazionali e internazionali qualche anno fa perché millantava improbabili scalate a gruppi editoriali e squadre di calcio, mettendo anche in fibrillazione le Borse.
«Proto Alessandro – scrive – è titolare di una partita Iva relativa a un’attivita di Agenzia e mediazione immobiliare», «formalmente dichiarata in Gromo (Bergamo) ma di fatto inesistente», «non dichiara redditi di alcuna natura e, esclusivamente negli anni 2017 e 2018, è stato percettore di esigui redditi assimilati al lavoro autonomo (euro 2.975 relativi al periodo d’imposta 2017 ed euro 637,50 relative al periodo d’imposta 2018) corrisposti per la pubblicazione del libro “Io sono l’impostore”».
Il quarantaquattrenne è stato arrestato dai militari della Guardia di Finanza di Como perché aveva convinto una donna malata di cancro a consegnargli a più riprese oltre 130 mila euro, che poi “investiva” in giochi online.
L’aveva agganciata via internet, raccontandole che i soldi gli servivano per pagare le cure di suo figlio ricoverato in una clinica psichiatrica e per i funerali della figlia, morta per un tumore. Figli inesistenti, tanto che quando la donna truffata era andata in clinica per salutare il piccolo non l’aveva trovato e Proto si era giustificato dicendo che, probabilmente, era stato registrato con un altro nome per questioni di privacy.
Ma c’è di più: per il gip, Proto “non ha esitato a prospettare” alla vittima “particolari conoscenze di medici svizzeri che avrebbero potuto curarla con trattamenti innovativi e non ancora disponibili in Italia” e ha proseguito nelle richieste alla donna, facendole intendere che poteva essere coinvolta nelle sue vicende giudiziarie se non avesse pagato, dimostrando, per il giudice, “professionalità” nella truffa che “non si è arrestata” neanche a seguito della denuncia da parte della parte offesa.
Denuncia della quale l’arrestato è venuto “a conoscenza” per “un servizio televisivo trasmesso dalle Iene”. Proto aveva, quindi, cercato di persuadere la donna a rimettere la querela.
«Da questo momento in poi – aveva dichiarato la vittima a verbale – la pressione psicologica che Proto e il suo presunto avvocato, che ritengo siano la stessa persona, esercitavano su di me assumeva i toni della minaccia e in tale modo riuscivano a estorcermi denaro. Mi veniva infatti riferito che io e tutti i miei amici e le persone care che mi avevano aiutato a effettuare le ricariche Postpay (uno dei metodi di pagamento a cui ricorreva Proto, ndr.) eravamo stati indagati dalla Magistratura in quanto ritenuti» suoi “complici”.
«Tale notizia – aveva aggiunto la donna – suscitava in me uno stato di angoscia e di profonda paura, in quanto temevo un mio ingiusto coinvolgimento in indagini penali e avevo paura di aver danneggiato le persone che mi avevano aiutato». (ansa)

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