Addio al cultore di una terra raccontata con impegno, arguzia e rara onestà intellettuale

Alessandro Orsi: bandiera di libertà in Valsesia

Alessandro Orsi

ARANCO DI BORGOSESIA (Vercelli) – Il male che non gli ha lasciato scampo si era manifestato quando la Valsesia si era già illuminata per festeggiare il Natale. Alessandro Orsi – professore, preside, studioso, ricercatore di storia locale, appassionato sostenitore delle tradizioni di casa – è morto nelle sua casa di Aranco di Borgosesia.

Alessandro Orsi parla di Fra Dolcino

Era originario di Asigliano (dove si è svolto il funerale) aveva 76 anni, in pensione (per l’anagrafe) da qualche anno, ma figura che non mancava di presenziare alle manifestazioni più disparate.
Per qualche decennio è stato un docente stimato degli Istituti Alberghieri di Varallo e Gattinara, lasciando un’impronta indelebile in generazioni di studenti. Ma l’eredità che lo accompagna va oltre le aule scolastiche.
Il municipio di Borgosesia lo ha chiamato per presiedere (e animare) una “Consulta” destinata a promuovere la cultura locale. E i soci dell’Associazione Partigiani gli hanno affidato la presidenza dell’ente con il compito di propagandare le idee di libertà maturate nel periodo della Resistenza al fascismo. Lui, per occuparsi di storia e proporne i contenuti, non aveva bisogno di incarichi, medaglie e titoli ufficiali.

Al centro Lorenzo Del Boca, ultimo a destra Alessandro Orsi

Da sempre aveva coltivato amore per il passato della sua terra che ha raccontato con impegno, arguzia e rara onestà intellettuale. Certamente, i suoi primi interessi sono stati rivolti all’approfondimento dei periodi legati ai due conflitti mondiali. Alla Grande Guerra del 1915-1918 ha dedicato il saggio “Affonda la verde gioventù”.
Come storico-divulgatore ha badato ai contesti generali, ma si è soprattutto soffermato nel tracciare i profili di valsesiani strappati alle loro attività (lavoro duro come può essere quello da praticare sotto il Monte Rosa). Ha proposto le lettere dal fronte di ragazzi inghiottiti nelle tempeste di fuoco intorno all’Isonzo e ha descritto i sacrifici delle famiglie rimaste a casa.
Anche “Un sacerdote di Montagna” sviluppa gli stessi temi. Il testo (scritto in collaborazione con Lorenza Stocchi) è dedicato a don Edmondo Paolo Gianoli” che era stato cappellano militare e aveva assistito i soldati in trincea disposi alla difesa della prima linea.
Dedicate al Secondo conflitto Mondiale (1940-1945) ma, più specificatamente, ai movimenti partigiani (nel biennio 1943-1945) appartengono i lavori su “Ribelli in montagna” fra le terre della Valsesia, Valsessera e Val Strona e “Crevacuore, un paese in guerra”. Sullo stesso periodo storico, sono importanti i saggi “Sul Baranca” dove il comandante Pietro Rastelli aveva disposto il comando logistico dei partigiani della “brigata strisciante Murati” e “Le urne dei forti” che ricordano il sacrificio di chi, per un’idea, ci ha lasciato la pelle.

Alessandro Orsi all’Associazione Culturale di Gattinara

Ci sono persone che diventano tutt’uno con la terra che abitano. Alessandro Orsi, con le nozioni, sapeva trasmettere la solidità dei valori. Era il volto della memoria. Lo si vedeva alle celebrazioni partigiane ma era appassionato cultore del folklore locale e delle tradizioni. Sapeva raccontare la Valsesia con una profondità che nasceva dal cuore.

Alessandro Orsi

Ripercorreva la storia di Fra Dolcino che, proprio a Campertogno, in Valsesia, ha lasciato le ultime tracce della sua vita. Approfondiva la poetica di Dante Alighieri. Affrontava i risvolti delle vicende legate al Risorgimento.
“Il Fenera, monte antico” gli ha offerto lo spunto per una carrellata di qualche migliaio di anni – dalla glaciazione all’epoca contemporanea – dal punto di osservazione dell’altura che è un po’ la porta (e il simbolo) del territorio.
La “Piazza Grande” è, invece, quella di Borgosesia dove si affacciano i bar testimoni della vita quotidiana, che accoglie le maschere di carnevale e i dibattiti politici alla vigilia delle elezioni municipali.

Alessandro Orsi in occasione della presentazione de “La Valsesia della Bella Epoque”

L’ultima sua fatica è stata dedicata alla “Valsesia al tempo della Bella Epoque” quando l’Hotel Splendid Park di Varallo (a cavallo fra ‘800 e ‘900) ospitava le elite borghesi che arrivavano ai piedi del Rosa per “passarci le acque”. (giornalistitalia.it)

Daniele Baglione

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