Michele Albanese, responsabile nazionale Fnsi per la legalità (foto Giornalisti Italia)

ROMA – È innegabile che intorno all’informazione si sia ormai scatenata una pericolosissima forma di ostruzionismo, quasi di odio, spesso strumentalizzata da chi, e sono molti, vuole nascondere fatti, circostanze e verità per motivi diversi. Cose che non devono essere raccontate, che non devono essere fatte conoscere.
Accade in tutti gli ambiti della vita sociale, politica, accade sui fatti di cronaca soprattutto. Ed i cronisti ogni giorno rischiano la propria pelle. Chi non si accorge di questo è cieco civilmente. Ormai è passata l’idea che il cronista o il giornalista è scomodo perché non si deve permettere di fare domande, porre interrogativi, chiedere, cercare di ricostruire i fatti. E se passa questa idea sul ruolo dell’informazione sarà la fine della democrazia.
Ormai aggrediscono tutti: lo fanno i politici, i mafiosi ed i loro parenti e soprattutto lo fanno quelle orde servili che vivono al loro fianco e si ingrassano grazie alle loro insanguinate prebende.
Dalle Alpi alla Sicilia ormai è uno stillicidio di attacchi verbali e fisici. Quanto accaduto a Roma nei giorni scorsi in occasione dell’omicidio del capo ultrà della Lazio, Fabrizio Piscitelli, dove i cronisti giunti sul posto sono stati violentemente minacciati, la dice lunga sul fastidio che si prova a vedere una telecamera o un taccuino di un cronista nei pressi del luogo di un crimine.
Non sono bastate le testate, i pugni, le aggressioni fisiche, le minacce continue a far prendere coscienza di cosa ribolle nel modo di vivere nel nostro paese. Reazioni che mai si erano viste prima, nemmeno negli anni bui degli attentati o dei morti ammazzati a migliaia in Sicilia o in Calabria.
I giornalisti sono diventati quasi un virus da respingere e abbattere ad ogni costo. Eppure facciamo solo il nostro lavoro che è al servizio delle verità e della democrazia in questo nostro Paese in balia di cambiamenti epocali di mentalità che stanno stravolgendo persino il senso della nostra costituzione.
Ormai non si può più attendere perché di morti ammazzati la nostra categoria ne ha pianti abbastanza. I segnali che stanno arrivando, giorno dopo giorno, sono nefasti. L’insofferenza e le ostilità sono sempre più accentuate nei confronti dei cronisti e questo costituisce un humus pericolosissimo che può portare a pericolosissimi risvolti se la parte sana della nostra democrazia non costruisce argini precisi a tutela della libertà di informare e dei cittadini ad essere informati. (giornalistitalia.it)

 

 

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