Il giovane (sotto scorta) è accusato di essersi fatto da solo le lettere minatorie e l’attentato

Adriano Cappellari indagato per simulazione di reato

Adriano Cappellari

VICENZA – Il 31 maggio scorso anche il nostro quotidiano Giornalisti Italia ha dato la notizia dell’ondata di solidarietà suscitata dall’attentato incendiario avvenuto, nella notte, contro l’abitazione di Adriano Cappellari, 20 anni, giovane aspirante giornalista vicentino di Enego, sull’Altopiano di Asiago, che dal febbraio scorso denunciava di essere nel mirino di qualcuno che che l’avrebbe con lui per la vicinanza a don Maurizio Patriciello e alla premier Giorgia Meloni.

Padre Maurizio Patriciello e Adriano Cappellari

Prima una busta infilata nella buca delle lettere, poi una scatola contenente alcune bombolette di gas esplose al fianco del portone d’ingresso di Cappellari che aveva causato danni anche alle abitazioni confinanti. L’incendio erano stato domato dai vigili del fuoco mentre il collaboratore del quindicinale locale “L’Altopiano” e del quotidiano Il Giornale di Vicenza  filmava tutto con lo smartphone.
Ieri, però, a conclusione delle indagini svolte dai Carabinieri di Bassano del Grappa, la Procura della Repubblica di Vicenza lo ha iscritto nel registro degli indagati contestandogli i reati di incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. È, in pratica, accusato di essersi mandato da solo le lettere di minaccia e fatto l’attentato incendiario del 30 maggio scorso.

Lino Giorgio Bruno

La svolta è avvenuta dopo le perquisizioni personale, domiciliare e informatica eseguite dai carabinieri di Bassano del Grappa e dagli uomini del Ris su decreto emesso dal Procuratore Capo di Vicenza, Lino Giorgio Bruno, nei suoi confronti. Dalle riprese del sistema di video sorveglianza privato in uso alla famiglia Cappellari, si era vista una persona, con una statura tra il metro e 69 e il metro e 75 d’altezza, con il corpo coperto da una tuta e il volto non visibile che, dopo aver lanciato all’interno della proprietà una busta, metteva in prossimità del varco pedonale dell’abitazione un involucro con materiale incendiario ed esplodente, in pratica bombolette da gas da campeggio, contenitori in plastica di alcol e una tanica in plastica con liquido infiammabile insieme ad artifici pirotecnici.

Giorgia Meloni

La busta conteneva tre fogli con minacce di morte scritte in stampatello maiuscolo con inchiostro rosso nei confronti del giovane giornalista, del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di don Maurizio Patriciello, corredate da foto di lui con don Patriciello e del premier, tutti con i volti cerchiati di rosso e segnati con la lettera X.
In precedenza, Adriano Cappellari aveva presentato al Commissariato della Polizia di Stato di Bassano del Grappa tre denunce per minacce nei suoi confronti (il 5 novembre e l’11 dicembre 2025 e il 16 febbraio 2026. Nella prima denuncia, aveva riferito di aver trovato nella sua cassetta delle lettere una busta bianca con un testo dattiloscritto con minacce di morte e una copia fotostatica di un articolo a sua firma in cui parlava di don Patriciello; un’altra lettera di contenuto analogo era anche arrivata alla redazione del quindicinale in cui l’aveva scritto.
A dicembre, poi, altra busta priva di affrancatura con tre cartucce calibro 22 e 4 fogli con frasi minacciose e foto sempre di Cappellari, don Patriciello e Meloni, che secondo quanto lui aveva detto erano stati trovati dal padre all’interno della cassetta delle lettere dell’abitazione familiare. Infine, il 16 febbraio scorso una terza busta indirizzata a don Patriciello ancora con minacce di morte sempre a loro tre e altre foto del giornalista con il prete e della premier.
Dal 6 novembre 2025 Cappellari aveva avuto prima un servizio di vigilanza generica e poi, dopo il 20 maggio 2026, un dispositivo di protezione a tutela con l’uso di una vettura istituzionale e l’impiego di due militari specializzati, servizio di cui aveva usufruito anche per gli spostamenti in occasione di eventi pubblici, come la Partita del Cuore a L’Aquila il 13 e 14 luglio.

Enego (Vicenza)

Quando era esploso l’ordigno, Cappellari aveva detto di avere sospetti su persone residenti a Enego e nei comuni limitrofi, tanto è vero che per una di queste persone era stato fatto un confronto per vedere se avesse tratti somatici e altezza incompatibili con l’ignoto ripreso dalle telecamere di video sorveglianza.

Adriano Cappellari è stato anche tedoforo delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

Analisi tecniche sul materiale esploso hanno permesso di risalire a marca e modello dei componenti e, trattandosi di prodotti reperibili su una nota piattaforma di e-commerce, i militari dell’Arma hanno potuto accertare che Cappellari, il 25 aprile scorso, aveva completato un ordine di quattro cartucce di gas butano-propano della marca individuata dagli artificieri, poi consegnate il 4 maggio a mezzo corriere a casa sua, con un pagamento avvenuto con la carta di credito intestata proprio a lui; e che poi il 29 aprile aveva ordinato sei bottiglie da un litro di alcol denaturato della marca utilizzata per quell’ordigno, con consegna il 4 maggio, indicando l’utenza del suo cellulare al corriere.
L’altezza del giornalista  risulta poi compatibile con quella della persona mascherata ripresa dalle telecamere al momento del deposito della busta e dell’innesco della bombola di gas, avvenute intorno alle 23.28 del 30 maggio. Lo stesso Cappellari viene poi inquadrato alle 23.11 e infine poi alle 23.35, mentre filma con il cellulare le fasi finali dello spegnimento dell’incendio. (giornalistitalia.it)

I commenti sono chiusi.