Vittorio Zucconi

WASHINGTON (Usa) – Lutto nel mondo del giornalismo italiano e della cultura tutta. È morto Vittorio Zucconi, 74 anni, già corrispondente dagli Stati Uniti per il quotidiano la Repubblica e direttore dalla nascita al 2015 di Repubblica.it e fino allo scorso anno di Radio Capital. Si è spento dopo una lunga malattia nella sua casa di Washington, dove viveva dal 1985.
Nato a Bastiglia, in provincia di Modena, il 16 agosto 1944, giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 4 aprile 1967, è stato inviato e corrispondente da Bruxelles, New York, Mosca, Parigi, Tokyo e Washington prima che de la Repubblica, del Corriere della Sera e de La Stampa. Ha lavorato con Scalfari, Ronchey, Fattori, Nutrizio e Di Bella. A Roma è stato una firma di punta del caso Moro.
Intensa e di successo la sua produzione letteraria. Ha scritto: I cinque cerchi rossi, Milano, Rizzoli, 1980; Intervista col Giappone, a cura di, Torino, La Stampa, 1983; Il Giappone tra noi, Milano, Garzanti, 1986; Si fa presto a dire America, Milano, A. Mondadori, 1988; Parola di giornalista, Milano, Rizzoli, 1990; Si fa presto a dire Russia, Milano, A. Mondadori, 1992; Viaggio in America, Milano, Rizzoli, 1993; La scommessa. Cento ragioni per amare l’Italia, con Guglielmo Zucconi, Milano, Rizzoli, 1993; Stranieri come noi. Storie, drammi e avventure di ragazzi come noi nel mondo di oggi, Milano, Einaudi scuola, 1993; Le città del sogno. Viaggio nelle metropoli americane, Torino, La Stampa, 1995; Gli spiriti non dimenticano. Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux, Milano, A. Mondadori, 1996; Un falco nella notte. Cavallo Pazzo, guerriero Sioux, Milano, Einaudi scuola, 1997; Storie dell’altro mondo. La faccia nascosta dell’America, Milano, Mondadori, 1997; Le piazze dell’Europa, Milano, TCI, 2001; Storie da non credere, Milano, Einaudi scuola, 2001; Il calcio in testa. Vivere con il vizio del pallone e guai a chi ce lo toglie, Roma, Gallucci, 2003; George. Vita e miracoli di un uomo fortunato, Milano, Feltrinelli, 2004; L’aquila e il pollo fritto. Perché amiamo e odiamo l’America, Milano, Mondadori, 2008; Il caratteraccio. Come (non) si diventa italiani, Milano, Mondadori, 2009; Il lato fresco del cuscino. Alla ricerca delle cose perdute, Milano, Feltrinelli.
Ezio Mauro, suo amico e direttore a “Repubblica”, nell’annunciare la sua scomparsa sul quotidiano che li ha legati, afferma che «anche quella forza della natura giornalistica che era Vittorio si è fermata. La forza della scrittura, l’impeto del narrare, l’energia della raffigurazione, la potenza della costruzione. E insieme, la felicità ogni volta del capire e del raccontare, una sorta di abbandono responsabile e vigile al richiamo della storia, qualcosa di quasi fisico, materiale, dove la vicenda lo dominava possedendolo: finché il suo giornalismo soggiogava la realtà, la penetrava attraversandola, e intanto ricreava un mondo».

Vittorio Zucconi

Mauro ricorda, infatti, che Zucconi «viveva il giornalismo, non lo interpretava. E infatti il Vittorio privato, quello dell’amicizia, era uguale al suo ruolo pubblico. A cena, in redazione, nei viaggi, negli incontri ogni vicenda, qualsiasi fatto, tutti gli avvenimenti grandi o piccoli di cui si parlava per lui prendevano automaticamente il format del racconto, come se fossero pronti per essere scritti, o addirittura come se fossero avvenuti per finire nella rete del suo giornalismo. Che li reinterpretava rendendoli simbolici, o almeno emblematici, comunque esemplari».
Vittorio Zucconi lascai la moglie Alisa Ribaldi, i figli Chiara e Guido e sei nipoti, che vivono tutti negli Stati Uniti. (giornalistitalia.it)

 

 

 

 

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