ALASSIO (Savona) – Ennesima tragedia della solitudine. La giornalista Monica Costa, 62 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione di Alassio, la cittadina ligure nella quale a dicembre 2024 si era trasferita dalla sua Milano dove, dal 1982 al 1985, aveva svolto anche servizio di volontariato alla Croce Rossa Italiana.
Si occupava di comunicazione aziendale interna ed esterna e aveva, tra l’altro, curato l’ufficio stampa di eventi organizzati dall’Assessorato alla Cultura di Milano. Aveva collaborato anche con numerose testate tra cui Viversani e belli.
Una donna di grande cultura, appassionata di arte e letteratura, ma soprattutto dotata della profonda sensibilità che, spesso, induce le persone troppo intelligenti a isolarsi a causa delle amare delusioni che la vita riserva. «La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare. Herman Hesse», la citazione che aveva scelto per definire sui social il suo modo di essere. Una felicità tanto agognata quanto negata, che soprattutto negli ultimi anni aveva finito per isolarla da tutto e da tutti. È stata, infatti, ritrovata in una villetta a schiera di via Loreto Alta soltanto perché i vicini di casa hanno segnalato alla Polizia locale che da quell’appartamento fuoriusciva un odore insopportabile.
Scattato l’allarme, gli agenti hanno chiesto l’intervento dei vigili del fuoco che, forzata la porta d’ingresso, hanno rinvenuto sul letto il cadavere della donna in avanzato stato di decomposizione. Dai primi rilievi, il medico legale ha stimato che la donna sia morta da circa due mesi. Un tempo lunghissimo che si commenta da solo. In questo periodo nessuno l’ha cercata e se l’ha fatto non si è preoccupato di accertare il perché del suo silenzio. Monica Costa viveva da sola, non aveva parenti e l’anziana madre è ricoverata in una Rsa. Si erano incontrate per l’ultima volta a luglio. Sul cadavere, mercoledì prossimo all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, verrà eseguita l’autopsia, disposta dal procuratore della Repubblica Ubaldo Pelosi, perché accanto a lei sono stati ritrovati due grossi coltelli da cucina. Considerato che per entrare nell’appartamento è stato necessario forzare la porta, presumibilmente Monica quei coltelli li teneva accanto a sé come arma di difesa in caso di eventuali intrusioni.
Una tragedia che ripropone il dramma delle persone sole che diventano invisibili alla comunità. Senza quell’odore di morte, infatti, chissà quanto tempo sarebbe ancora trascorso prima che qualcuno potesse accorgersi del decesso di Monica Costa.
Nessuno dovrebbe sentirsi solo o abbandonato. Le istituzioni dovrebbero impegnarsi seriamente a intensificare i progetti di solidarietà con le persone più fragili, ma soprattutto ognuno di noi dovrebbe imparare a leggere gli occhi degli altri con la profondità del cuore.
A volte basta un sorriso, una parola, una telefonata, un piccolo gesto per colmare un abisso di solitudine e di dolore che, sempre più spesso, sfocia in tragedia. (giornalistitalia.it)








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