ROMA – È morto ieri a Roma, a causa di una broncopolmonite acuta, Giovanni Masotti, uno dei volti più noti della Rai in Italia. Aveva 74 anni. La notizia fa immediatamente il giro delle redazioni e la prima reazione pubblica è quella del ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani «profondamente addolorato per la scomparsa improvvisa di un bravissimo giornalista, ma soprattutto un grande amico ed una persona perbene. Ricorderò le giornate passate insieme da studenti e da giornalisti».
«Ho appreso con profondo dispiacere della scomparsa di Giovanni Masotti, giornalista importante, impegnato su diversi fronti nel panorama dell’informazione», aggiunge il sen. Maurizio Gasparri. «Ho avuto modo di conoscerlo – aggiunge il presidente dei senatori di Forza Italia – e di apprezzarne l’operato professionale. La notizia della sua morte mi giunge improvvisa e lascia un sincero senso di rammarico per quanto accaduto. Ho incontrato in anni recenti Giovanni Masotti anche nel percorso della mia vita politica».
«Con Giovanni Masotti – afferma, dal canto suo, Deborah Bergamini, vicesegretaria e responsabile del Dipartimento Esteri e dei rapporti con la stampa internazionale di Forza Italia – se ne va un amico, un giornalista appassionato e scrupoloso, che per lunghi anni ha raccontato ai telespettatori del servizio pubblico l’Italia e il mondo. Lo ricordiamo anche come conduttore equilibrato e rispettoso di tutte le posizioni, doti che lo rendevano molto stimato».
Nato a Roma il 26 ottobre 1951, giornalista professionista iscritto all‘Ordine del Lazio dal 23 giugno 1977, Giovanni Masotti inizia la sua attività professionale nel 1974 a Momento-Sera come cronista. Nell’ottobre 1977 debutta come conduttore del giornale radio di Radio Monte Carlo e nel 1979 passa alla Nazione di Firenze, dove si occupa di politica locale e nazionale e dove diventa capocronista.
Il suo primo esordio in Rai è nel 1988, quando viene assunto nella sede regionale di Firenze. Qui conduce il Tgr Toscana delle 14 e delle 19.30 lavorando contemporaneamente per i telegiornali e i radiogiornali nazionali. Per via della sua verve così spiccata e del carisma mediatico che aveva viene chiamato a Roma al Tg2 nel 1990.
Diventa giornalista parlamentare e dal 1994 al 1997 conduce l’edizione delle 23.30 con ascolti da record. Nominato nel frattempo caporedattore del politico nel 2002 diventa vicedirettore del Tg2 dal Parlamento.
Dal 15 giugno del 2003 lascia Roma e si trasferisce al Parlamento Europeo come capo della sede Rai di Bruxelles, dove lavora principalmente per il Tg1, coprendo in particolare il semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, un ruolo per lui di grande prestigio professionale. Rimane a Bruxelles fino a maggio del 2004 quando diventa vicedirettore di Rai 2 con delega sull’informazione.
Ma non finisce qui, tutta la sua carriera sembrava destinata a crescere in continuazione, non solo per la sua grande capacità professionale quanto per il suo modus vivendi, un vero signore d’altri tempi, mai uno screzio, mai un segno di intolleranza, mai un’incomprensione, semmai ci fosse stata l’avrebbe risolta davanti ad un buon caffè. Elegante, avvolgente in tutti i sensi, ma soprattutto di una empatia senza fine.
Dal 24 settembre al 15 ottobre 2004 viene chiamato a condurre “Italia sì, Italia no” su Rai 2, e sulla stessa rete, nel novembre di quello stesso anno, conduce con Daniela Vergara il programma d’informazione “Punto e a capo”. Non soddisfatto di questo, nel 2006 lascia di nuovo Roma e questa volta per Londra, dove la Rai gli assegna il ruolo di corrispondente dal Regno Unito e dove rimarrà fino al 2010. A Londra ci sono colleghi che ancora si ricordano di lui per questo suo stile assolutamente british che aveva non solo nel fare giornalismo ma anche nel vestire.
Nel 2011 rifà le valigie e riparte questa volta per la Russia come corrispondente Rai da Mosca, dove rimarrà a lavorare fino al 2014. Anche da Mosca le sue cronache sono un fiore all’occhiello dell’informazione Rai nel mondo. Poi, da maggio 2016 torna al Tg2 dove lavorerà come inviato di politica estera e da gennaio 2017 collaborerà con Videonews, ma curerà anche i servizi per il programma Terra!, insieme al grande Toni Capuozzo.
Alle elezioni europee del 2024 si candida con Democrazia Sovrana Popolare in Italia centrale, unica circoscrizione dove la lista è riuscita a presentarsi, però senza successo. Marco Rizzo, presidente di Dsp ricorda, infatti, «Giovanni Masotti, amico e militante, grande giornalista ed inviato di guerra. Era stato “silenziato” in Rai dopo un approfondito servizio sul Donbass e le cause del conflitto in Ucraina».
Una volta in pensione aveva scelto di tornare a vivere nella sua città di riferimento, Viterbo, dove aveva dato vita alla testata giornalistica Lamiacittànews e dove – mi raccontò l’ultima volta che ci eravamo sentiti al telefono – «ho ritrovato le passioni dei miei primi anni da cronista». Un’esperienza professionale che gli aveva ridato serenità e sorriso.
«Profondo cordoglio per la scomparsa di Giovanni Masotti, giornalista di lunga esperienza e grande professionalità», viene espressa dal sindacato Figec-Cisal e dal suo dipartimento Unirai, «in questo momento di grande dolore particolarmente vicini alla famiglia e a quanti hanno condiviso con lui un percorso umano e professionale». Cordoglio anche dal Direttore e dalla Redazione di Giornalisti Italia.
I funerali saranno celebrati domani, mercoledì 24 dicembre, alle ore 11 nella Chiesa parrocchiale del Preziosissimo Sangue di Nostro Gesù Cristo, in via Flaminia 732. (giornalistitalia.it)
Pino Nano












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