Nel ricordo del direttore dell’agenzia, Nico Perrone, le lezioni di un grande maestro

Addio Adriano Paniccia, fondatore della Dire

Adriano Paniccia, 73 anni, era giornalista professionista dal 15 novembre 1973

ROMA – È morto Adriano Paniccia, grande giornalista professionista e fondatore dell’agenzia Dire. Adriano è stato il mio primo direttore all’agenzia Dire. Vero che alla nascita dell’agenzia, a metà giugno del 1988, il direttore responsabile era Tonino Tatò con Paniccia condirettore, ma Tatò era spesso fuori redazione mentre Paniccia era sempre lì: primo ad arrivare e ultimo ad uscire.

Nicola Perrone

Io a quel tempo, primo e unico praticante, mi sono ritrovato con una squadra di professionisti che avevano già fatto esperienza in quotidiani e radio nazionali, Paese Sera, L’Unità, La Gazzetta del Popolo, Gr1 Rai. Vere e proprie miniere di informazioni e di “dritte” sul mestiere di giornalista, su come avvicinare i parlamentari e come fare per farli parlare, magari prendendola un pochino alla larga per poi arrivare al punto; sul fatto che non bisognava mai mischiarsi con le loro vite, mantenendo sempre la giusta distanza personale e professionale. Adriano Paniccia amava il mestiere, per questo a volte non faceva sconti: «Nico, questo è il più brutto lancio di agenzia che abbia mai letto». Che umiliazione, che pianti a casa. Lo ricordo sempre, ferita aperta per anni, ma alla fine una vera lezione di vita professionale.
Una lezione che mi ha aiutato a migliorare sempre, a non sentirsi mai arrivati o chissà chi, per confrontarmi con i giovani colleghi che arrivavano man mano che passavano gli anni e cambiavano le responsabilità. Adriano Paniccia è stato un maestro, ricordo le tante storie che aveva seguito, mi piaceva starlo a sentire quando raccontava fatti di cronaca importanti che lo avevano impegnato molto perché non si accontentava di quello che sembrava, doveva sempre verificare e mettere a confronto fonti diverse. Ma soprattutto mi piaceva ascoltarlo quando parlava della cronaca politica.
Bastavano pochi lanci di agenzia e qualche dichiarazione di questo o quell’esponente di partito e Adriano riusciva immediatamente a capire dove la politica stava andando a parare, spesso molto prima degli altri. A quel punto noi della Dire, anche se pochi, appena una decina, avevamo comunque un vantaggio perché grazie al “naso politico” del direttore Paniccia sapevamo che cosa chiedere, come costruire i nostri servizi in modo differente dalla concorrenza.
«Non importa che abbiate tutti le stesse cose, io sulla Dire voglio qualcosa di nostro, di diverso, voglio che dicano: e la Dire che scrive?» ci ripeteva sempre. Sin dall’inizio la vita dell’agenzia Dire non è stata facile considerati i colossi delle altre agenzie nazionali con cui dovevamo confrontarci. Ma tutti i colleghi di quelle agenzie, nel corso degli anni e ancora oggi, possono testimoniare che la Dire ha sempre avuto un qualcosa in più, che la squadra dei suoi giornalisti riusciva sempre a differenziarsi grazie ad un punto di vista particolare. Lo dobbiamo a maestri come Adriano Paniccia, che con i loro esempi, con la pratica e il rigore quotidiano, hanno fatto entrare a forza nel nostro dna la passione per il giornalismo, strumento di analisi e di indagine sempre al servizio dei cittadini.
Sono passati tanti anni, il nostro mestiere è cambiato, ma sono sicuro che proprio maestri come Adriano Paniccia siano la lezione sempre vivente a cui attingere perché questo nostro mestiere duro e appassionante non muoia mai. Grazie Adriano per la fatica, lo sforzo e la cura per la qualità dell’informazione che hai sempre messo al centro dell’agenzia Dire. Alla moglie Donatella Antonioli, anche lei per tanti anni giornalista della Dire, e ai figli Costanza e Federico un abbraccio da me, e dagli oltre 130 dipendenti della Dire di oggi. (agenzia dire)

Nicola Perrone

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