Fu direttore dell’emittente dopo i decenni alla Rai di Milano. Era vicepresidente Anpi

Addio a Pietro Scaramucci, fondò Radio Popolare

Pietro Scaramucci

MILANO – È morto questa mattina alla clinica Humanitas di Rozzano, dov’era ricoverato dalla metà di agosto in seguito ad un aneurisma, il giornalista Pietro Scaramucci. Aveva 82 anni. Scaramucci era stato tra i fondatori di Radio Popolare, di cui fu direttore nella primissima fase e che tornò a dirigere nel 1992, restandone alla guida fino al 2002.
Volto storico della Rai milanese, negli anni caldi del terrorismo, Pietro Scaramucci – che era nato a Praga nel 1937 ed era iscritto all‘Ordine dei giornalisti della Lombardia dall’8 novembre 1965 –, una volta in pensione, aveva deciso di intensificare l’impegno e la passione politica nel ruolo di vicepresidente della sezione Anpi Almo Colombo, a Milano. Non è un caso, dunque, che a dare, tra i primi, la notizia della sua scomparsa, sia stato Roberto Cenati, presidente dell’Anpi provinciale di Milano, che lo ricorda come un «apprezzato e stimato giornalista».
«Negli anni ’60 e ’70 Scaramucci, – scrive Cenati sulla pagina Facebook dell’Associazione dei partigiani milanesi – come giornalista della Rai ha seguito vicende di cronaca, sindacali e politiche dalla morte di Enrico Mattei ai fatti del ’68, dalle vicende della banda Cavallero ai conflitti sociali, dall’alluvione di Genova al processo di Catanzaro per la strage di Piazza Fontana. Negli anni ’80 per le rubriche del Tg1 ha svolto inchieste e reportage, come quelle della guerra Iran-Iraq e il primo reportage dalla Cambogia del dopo Pol Pot. Nel 1987 ha seguito per il Tg2 l’alluvione in Valtellina effettuando la diretta sulla tracimazione. È stato inviato della trasmissione “Samarcanda” con dirette dai luoghi critici della mafia. Al Tg3 nel 1991 ha condotto l’edizione della notte nel periodo della prima guerra del Golfo. Nel febbraio del 1992 ha assunto la direzione di Radio Popolare, che aveva contribuito a fondare del 1976, incarico che ha ricoperto fino all’ottobre del 2002».
«Piero (come lo chiamavano amici e colleghi, ndr) – ricorda il presidente dell’Anpi milanese – ha pubblicato il bellissimo libro-intervista con Licia Pinelli “Una storia quasi soltanto mia”. Piero ha seguito con grande attenzione e competenza tutto il periodo della strategia della tensione e le vicende legate alla tragica fine di Giuseppe Pinelli. A Scaramucci il Comune di Milano ha conferito l’Ambrogino d’Oro nel 2001. Piero, sempre politicamente attivo, era attualmente Vicepresidente della Sezione Anpi Almo Colombo, del quartiere Isola, alla quale ha dedicato, con passione ed impegno la propria attività. Sono sempre state per noi fondamentali le sue analisi, approfondite, stimolanti e mai banali sulla situazione politica, economica e sociale del nostro Paese. Ci siamo visti l’ultima volta lo scorso 10 agosto, in piazzale Loreto, nella ricorrenza del 75° anniversario dell’eccidio dei 15 Martiri e ci siamo ripromessi di riprendere con slancio l’iniziativa della nostra Associazione per contrastare il risorgere dei movimenti neofascisti e il crescente clima di odio e di intolleranza che sta investendo il nostro Paese. Ricorderemo sempre Piero con commozione ed affetto. Alla moglie Mimosa, alla figlia Marianna, ai familiari esprimiamo l’affettuosa vicinanza di tutta l’Anpi».
Impegnato anche nella tutela della categoria, Pietro Scaramucci era stato consigliere nazionale della Fnsi e componente del Direttivo dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Lavorò all’elaborazione e stesura dello Statuto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Aveva, inoltre, insegnato alla Scuola di giornalismo dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, alla Radiotelevisione della Svizzera Italiana e allo Iulm di Milano.
La Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti «si stringono attorno ai familiari in un affettuoso abbraccio». (giornalistitalia.it)

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