Il cavallo della Rai in viale Mazzini, a Roma

ROMA – «La tv di Stato che, non solo attraverso i suoi tg, ma anche con gli approfondimenti e le trasmissioni di rete, tanto si occupa di lavoro e di diritti violati, non può continuare a utilizzare professionisti dell’informazione nei suoi programmi senza che venga loro riconosciuto un regolare contratto giornalistico. Sono centinaia infatti i giornalisti professionisti che lavorano per la Rai con partita Iva e che costruiscono migliaia di servizi ogni anno per trasmissioni e contenitori spesso condotti da giornalisti esterni pagati centinaia di migliaia di euro, se non milioni». È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati Fabio Rampelli.
«Queste Partite Iva dell’informazione – aggiunge – si trovano quindi a lavorare per 7-8 mesi all’anno, con retribuzioni non equiparabili a quelle dei giornalisti assunti nei tg, senza ferie pagate, senza maternità, senza malattie pagate e che si devono versare autonomamente i contribuiti per Inpgi e Casagit, decurtando ulteriormente la loro retribuzione mensile. È una forma di neo-schiavismo dell’informazione che i giornalisti sono costretti ob torto collo ad accettare visto che alternative non ce ne sono».
«Il tutto – prosegue – nella totale inerzia della governance dell’azienda. Questo sfruttamento non può continuare. Il servizio pubblico comincia dal rispetto delle professionalità interne ed esterne. Si taglino prebende, stipendi ultramilionari, ma si riconosca il merito e la professionalità a chi costruisce giorno per giorno la fortuna della Rai e il suo valore aggiunto rispetto alla tv privata». (adnkronos)

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