Al processo Sopaf diverse contraddizioni sui rapporti con l’ex presidente dell’Inpgi

Toschi: “Non ho mai corrotto Camporese”

Andrea Camporese

Andrea Camporese

Andrea Toschi

Andrea Toschi

MILANO – Un fiume di dichiarazioni, durate oltre sei ore in due udienze. Andrea Toschi, imputato nel processo Sopaf a Milano, ha ricostruito, facendo emergere diverse contraddizioni su alcuni punti, le vicenda della sua attività nella società quotata in borsa. Sul tema dei rapporti con l’ex presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, ha evidenziato come non abbia mai ricevuto richieste di denaro, né abbia fatto offerte “a differenza di altri presidenti”, mentre, al contrario, la negoziazione condotta da Camporese sull’acquisto delle quote Fip sia stata molto favorevole all’Inpgi che ha strappato uno sconto superiore agli altri enti. Ha anche detto che Sopaf ha sempre trattato il Fip (Fondo Immobili Pubblici emesso dal ministero dell’Economia e delle Finanze) fin dal suo iniziale collocamento (2005) e nel tempo ha acquisito e rivenduto ulteriori quote. Si trattava di una informazione pubblica, come quella del prezzo stabilito ogni semestre.
Dalle precedenti udienze del dibattimento è emerso, anche dalla documentazione prodotta dalla difesa Magnoni, che Camporese ha trattato tre diversi livelli di sconto: il primo sul prezzo stabilito ufficialmente (circa il 5%), il secondo tramite l’acquisizione da parte dell’Inpgi di due quote gratuite, il terzo incassando la cedola del semestre precedente (circa 1 milione di euro) che non era dovuta. Lo sconto totale si è aggirato sull’11 per cento, con un aggiuntivo rendimento di circa il 9 per cento annuo.
inpgiCamporese ha sempre affermato che la delibera assunta in urgenza, poi ratificata all’unanimità dal Cda, mirava proprio a non perdere quel milione di euro, visto che la cedola scadeva dopo pochi giorni. Toschi ha definito l’operazione come “una delle più vantaggiose della storia delle Casse previdenziali”. Per quanto riguarda il compenso percepito da Camporese come presidente del comitato degli investitori di un fondo di private equità gestito dalla Sgr di Sopaf (25 mila euro l’anno lordi per due anni, oggetto di accusa di corruzione da parte del Pm) Toschi, producendo 4 verbali di riunione del comitato, lo ha definito “un’elemosina”, vista la statura della persona.
“Camporese era presidente dell’Inpgi, presidente dell’Adepp (il sistema delle 19 casse professionali privatizzate che gestisce 72 miliardi di euro, ndr), vice presidente del sistema europeo degli enti previdenziali professionali – afferma Toschi – per noi averlo come presidente del fondo era molto positivo e ci dava prestigio. Comprare una sola pagina di pubblicità del Sole 24 Ore sarebbe costato il doppio”.
Per quanto riguarda il conto aperto in Svizzera da Toschi e da lui movimentato, come emerge da una rogatoria recentemente giunta agli atti che riporta l’interrogatorio del dipendente di una finanziaria delegato ai prelievi da Toschi, sono emersi ulteriori elementi. La somma presente sul conto (circa 70 mila euro dei 142 iniziali) è stata oggetto di sanatoria in voluntary disclosure da parte di Toschi circa un anno fa; Toschi si è ripetutamente contraddetto, non fornendo alcuna prova del collegamento di Camporese con il conto, sia rispetto alle dichiarazioni fatte al Pm oltre due anni fa, sia rispetto all’udienza precedente del processo. Ha nuovamente parlato di uno spallone inviato a Camporese nei pressi della stazione di Milano.

Il Tribunale di Milano

Il Tribunale di Milano

Alla contestazione del Pm sul fatto che il presunto spalllone afferma di non aver mai sentito parlare di Camporese, l’imputato ha risposto ipotizzando che lo riconoscesse da qualche elemento dell’abbigliamento. Toschi ha nuovamente sostenuto che si trattasse di una somma versata in nero per la vendita dell’appartamento dell’ex presidente a Padova e che questo non avesse nulla a che vedere con l’attività professionale di Camporese: un semplice atto di cortesia, lo ha definito, per altro avvenuto anni dopo gli investimenti oggetto del processo. Ha, infine, affermato che sul conto di Camporese sono stati fatti dei bonifici da parte di soggetti terzi, non dell’acquirente dell’appartamento, effettivamente venduto nel luglio 2015 e non nel periodo dell’apertura del conto svizzero. La difesa di Camporese ha prodotto copia dei bonifici ricevuti da Camporese da cui risulta il nome dell’effettivo compratore, come da atto notarile, che Toschi ha affermato di non aver mai sentito nominare.
L’ultimo elemento emerso, del tutto estraneo al processo, ma riportato da alcuni siti e da un lancio dell’Ansa, riguarda la frequentazione di case da gioco da parte di Camporese, in compagnia di Toschi. L’imputato ha affermato di essersi recato almeno 28 volte al casinò con Camporese, ma l’ex presidente dell’Inpgi ha dichiarato al Pm, oltre un anno fa, di esserci andato una sola volta, dopo una giornata di lavoro a Milano, ricordando che “i casinò richiedono un documento all’ingresso, sono attività legali”, e una semplice verifica della sua attività pubblica, dei suoi innumerevoli impegni del tempo, rende questa affermazione quantomeno dubbia. (giornalistitalia.it)

 

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