Il Tribunale dell’Aquila

Il Tribunale dell’Aquila

L’AQUILA – La giornalista aquilana Monica Pelliccione ha patteggiato una pena (sospesa) a cinque mesi di reclusione, dinanzi al gip del tribunale dell’Aquila, per i reati di atti persecutori e diffamazione. Parte offesa il presidente della Camera di Commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli, la coniuge e la segretaria dello stesso Ente. In particolare, le indagini condotte dalla Polizia Postale dell’Aquila (coordinata dal sostituto procuratore Simonetta Ciccarelli) hanno portato a diverse contestazioni nei riguardi della giornalista.
Pelliccione era accusata di aver effettuato fittizie prenotazioni a nome di Santilli in un albergo gestito dalla coniuge, motivandole con la necessità che lo stesso presidente avrebbe dovuto intrattenere “ripetuti incontri sentimentali con innumerevoli amanti, sottolineando anche il suo ruolo di presidente della Camera di Commercio e postulando presunti favoritismi effettuati in tale veste nei confronti di una commercialista”, che la parte offesa avrebbe “portato alla Camera di commercio in quanto sua amante”.
In un’altra circostanza la giornalista era accusata di aver pubblicato sulla pagina Facebook della Camera di commercio dell’Aquila, a nome di altra donna, un commento nel quale imputava a Santilli una “gestione personalistica dell’ufficio pubblico da lui diretto e di operare arbitrari licenziamenti del personale con la complicità della segretaria, definita, tra l’altro, “asservita, fedelissima, gelosa e accondiscendente”.
Alla giornalista è stato contestato dalla Polpost di aver mandato dal proprio indirizzo email a Santilli messaggi ingiuriosi e minacciosi nei quali lo apostrofava con i più vari epiteti, prospettando future azioni giudiziarie nei confronti suoi e della coniuge e paventando la rivelazione alla donna e alla stampa di mail compromettenti e privatissime.
A Pelliccione, inoltre, è stato contestato di aver telefonato al centralino della Camera di commercio “comunicando all’interlocutrice un altro nome: ‘Deve dire a Lorenzo Santilli che è un uomo morto, morto, lo perseguiterò per tutta la vita’”.
Tra le altre accuse, anche quella di aver inviato una mail alla moglie di Santilli, in cui “dettagliava i particolari della relazione asseritamente avuta con Lorenzo Santilli, epitetandola e sbeffeggiandola”. Secondo l’accusa tutto ciò avrebbe avuto come conseguenza il “perdurare e grave stato di ansia, con lesione della reputazione della coppia e della segretaria”.
La giornalista, davanti al giudice del Lavoro, ha intentato una causa contro l’Ente camerale. La vicenda era stata diffusa dalla stessa interessata in una nota in cui, qualche tempo fa, lanciava alla Camera di commercio l’accusa di sfruttare lavoro nero e precario. Sulla vicenda Cna e Api hanno chiesto spiegazioni a Santilli ed è stato interessato anche l’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo.
Nel procedimento l’indagata è stata assistita dagli avvocati Stefania Pastore e Paola Iacone, del Foro dell’Aquila, le parti civili dagli avvocati Antonio Pimpini del Foro di Chieti e Massimo Manieri del Foro dell’Aquila.
La giornalista – precisano gli avvocati della difesa, Stefania Pastore e Paola Iacone – “si è determinata a patteggiare non perché si riconosca nei comportamenti che le vengono contestati ma al solo fine di uscire il più rapidamente possibile dal circuito penale ad ella totalmente estraneo e pregiudizievole”. “La scelta del rito alternativo al dibattimento – afferma la difesa – è, dunque, una scelta esclusivamente tecnica motivata anche da ragioni legate alla professione della Pelliccione”.
“L’intera vicenda trae origine da rapporti di lavoro intercorsi tra la dottoressa Pelliccione e Santilli”, aggiungono le due legali, in riferimento alla parte offesa nel procedimento che ha coinvolto la loro assistita, il presidente della Camera di Commercio dell’Aquila, Lorenzo Santilli.
“Nella fattispecie, si tratta di incarichi come addetta stampa e comunicazione della stessa presso la Camera di Commercio dell’Aquila, oltre ad altri rapporti lavorativi sempre riconducibili allo stesso”.
“Va evidenziato – concludono Pastore e Iacone – che per quanto riguarda il rapporto di lavoro presso la Camera di Commercio è sub judice l’intera vicenda al fine di accertare se vi siano state illegittimità nell’ambito del predetto rapporto di lavoro, sia con riferimento ad alcune presunte retribuzioni mai corrisposte sia per la corretta qualificazione del rapporto di lavoro”. (agi)

 

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *