Simone Di Meo

Simone Di Meo

PRAIA A MARE (Cosenza) – Un gruppo di giovani napoletani in vacanza a Praia a Mare, in Calabria, ha minacciato il giornalista napoletano Simone Di Meo costringendolo a sospendere la presentazione del suo libro sulla camorra “Gotham City” che racconta la storia di Gelsomina Verde, torturata a morte dagli uomini del clan Di Lauro che, dopo averla uccisa, le hanno dato fuoco.
A denunciare il vergognoso episodio ai carabinieri, che l’hanno scortato fino all’albergo, è stato lo stesso giornalista, riferendo di essere stato più volte interrotto da una ventina di persone, soprattutto giovani, che gli hanno contestato anche che “Genny Casarano era un camorrista e Annalisa Durante se l’è cercata“, così “come Gelsomina Verde”. Una gravissima contestazione, alimentata da frasi inneggianti alla camorra, che hanno fatto salire la tensione al punto da costringere le forze dell’ordine ad intervenire scortando il giornalista in albergo.
“Il portavoce del gruppo ha detto di essere di Melito di Napoli”, ha riferito Di Meo, commentando l’accaduto come “un brutto episodio figlio della mentalità dei giovani baby camorristi, purtroppo sempre più feroce”.
Solidarietà a Di Meo dal Sindacato unitario giornalisti della Campania che, ricordando “l’impegno del collega, da sempre in prima linea con inchieste sui clan”, ritiene che “sarebbe stato più opportuno allontanare quei giovani dalla piazza e mettere nelle condizioni il collega di continuare a parlare delle sue inchieste. Ci auguriamo che queste persone vengano identificate e che rendano conto delle loro minacce”.
Piena solidarietà al collega napoletano anche dal Sindacato Giornalisti della Calabria che invita le forze dell’ordine a “fare piena luce sul gravissimo episodio identificandone i responsabili. Come se non bastassero gli atti di violenza e i misfatti della criminalità calabrese, – sottolinea il Sindacato Giornalisti della Calabria – ci mancavano i sostenitori della camorra in vacanza”. (giornalistitalia.it)

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