Pino Maniaci

Pino Maniaci

PALERMO – Sarà celebrato mercoledì prossimo, 19 luglio, davanti alla II Sezione Penale del Tribunale di Palermo, il processo a carico del giornalista Pino Maniaci, il direttore di Telejato accusato di estorsione ai danni di alcuni sindaci e amministratori del Palermitano. Rinviato a giudizio, il 5 aprile scorso dal Gup di Palermo, Gabriella Natale, Maniaci è, infatti, accusato di aver preteso favori e denaro da amministratori locali minacciandoli, in caso di rifiuto, di avviare campagne mediatiche negative nei loro confronti.
Con lui a giudizio altri 11 imputati, tra boss ed estorsori arrestati dai carabinieri a seguito delle indagini della Dda sulla mafia di Borgetto, coordinate dalla Procura di Palermo, attraverso i sostituti Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi, Roberto Tartaglia e Amelia Luise, ma il coinvolgimento del direttore della piccola e combattiva tv di Partinico – nota per le campagne antimafia e per avere, tra i primi, “preso di mira” il sistema di gestione dei beni sequestrati – è stato “casuale”: i carabinieri che indagavano sui boss di Partinico e Borgetto e i loro legami con la politica locale si trovarono anche ad intercettare il giornalista al quale, successivamente, è stato anche notificato il divieto di dimora a Palermo e Trapani.
A difendere Pino Maniaci è difeso sono l’ex procuratore aggiunto ed oggi avvocato Antonio Ingroia e l’avv. Bartolomeo Parrino, soppressi e sconcertati dalla negata autorizzazione a Radio Radicale di trasmettere in diretta le udienze del processo. “Non si autorizza non sussistendo il consenso unanime, né ricorrendo alcun interesse sociale particolarmente rilevante alla conoscenza del dibattimento”, ha infatti risposto a Radio Radicale il presidente della II sezione penale del Tribunale di Palermo, Benedetto Giaimo.
La richiesta era stata inoltrata il 5 luglio scorso dal direttore Alessio Falconio che, via e-mail, ha invece ricevuto la risposta negativa vergata a mano da Giaimo. Parere negativo, anche se non vincolante, aveva espresso anche il pubblico ministero Amelia Luise “risultando faticoso proteggere le opposte esigenze di tutte le altre parti del processo”.
“Dispiace prendere atto di questa censura”, ha commentato il presidente regionale dell’Unci, Andrea Tuttoilmondo, auspicando “che si possa valutare diversamente l’istanza presentata dai colleghi di Radio Radicale”.
“Per la rilevanza sociale di chi è coinvolto, consentire la registrazione di questo processo significa – a giudizio di Tuttoilmondo – contribuire a realizzare pienamente quella missione di pubblico servizio che guida lo spirito di chiunque faccia informazione seria e con coscienza”. (giornalistitalia.it)

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