Piero Barbè

Piero Barbè

TORINO – Premio speciale per Piero Barbè, cronista di Novara, decano dei giornalisti in Piemonte. Il riconoscimento gli è stato attribuito dall’Ordine regionale dei giornalisti per i 70 anni di iscrizione all’Albo.
“Quello di Barbè – assicura il presidente Odg Alberto Sinigalia – è un record assoluto, pur fra tanti giornalisti in età. Per gli altri era Piero, ma per noi era Pierino. Si presentava con la voce forte dell’ottimismo e della fiducia”.
Barbè, cavaliere della Repubblica, classe 1924, perciò alla vigilia dei 94 anni, ha cominciato a lavorare alla Stampa negli anni 50 per diventare poi (con Vittoria Sincero) il responsabile delle pagine di Novara. Quel tempo che, a giudicarlo oggi, sembra preistoria.
Le redazioni di oggi sono pulite e quasi trasparenti, abbastanza silenziose, con gli archivi custoditi nei file del computer, capaci di apparire sul video con pochi comandi sulla tastiera. Allora – e per un bel pezzo – l’archivio era fatto da brani di pagina ritagliati, ordinati in cartellette e tenuti per quando servivano. Indispensabile la memoria perché, un conto era ricordarsi di avere quel determinato “pezzo”, un conto era poi ritrovarlo al momento di utilizzarlo. Perciò le scrivanie erano sempre ingombre di fogli di quotidiani sbrindellati da lunghe forbici e non erano a portata di mano quando servivano.
Adesso le notizie arrivano con Internet. A quel tempo bisognava catturarle.
Senza telefonini cellulari, per parlare con una persona occorreva cercarla a casa, in ufficio, al bar, alla sezione di partito, al circolo del bridge, nella residenza di campagna o nell’hotel delle vacanze. L’agenda del cronista era un libricino sul quale, per ogni possibile interlocutore, si affastellavano dozzine di numeri che, chissà, un giorno avrebbero potuto diventare utili a rintracciarlo.
Il registratore non esisteva e le interviste erano costruite seguendo fedelmente gli appunti con i quali erano state riassunte le risposte. Si utilizzavano le macchine per scrivere Olivetti, grandi come un televisore, sulle quali bisognava pigiare pesantemente i tasti.
Non esisteva ancora il divieto di fumare in ufficio e le redazioni diventavano una specie di forno crematorio. Un disastro per i polmoni, ma sembrava che le sigarette aiutassero la concentrazione. Sembra preistoria ed era l’altro ieri. La tecnologia era arcaica e, forse, il giornalista più libero. (giornalistitalia.it)

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