Raffaele Lorusso

NAPOLI – “Il governo metta in campo delle azioni per contrastare le minacce ai cronisti, contro ogni forma di bavaglio, e strumenti concreti per la lotta al precariato”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, oggi a Napoli per una delle due manifestazioni – la prima è stata a Milano – seguite alla Festa Nazionale del Lavoro organizzata dalla Fnsi il 1° maggio a Reggio Calabria.
“La precarietà nel settore giornalistico – ha sottolineato Lorusso – non è più fattore fisiologico, ma sta diventando patologico e questa patologia impoverisce l’informazione perché i giornalisti precari sono meno liberi di fare il loro lavoro. In questo modo si indebolisce l’articolo 21 della Costituzione, ossia il diritto dei cittadini a essere correttamente informati”.
“Questo – ha detto ancora il segretario della Fnsi – è un tema centrale di cui devono occuparsi i governi di tutte le grandi democrazie occidentali. Ne siamo consapevoli noi in Italia, ma anche i nostri colleghi nel resto di Europa”. Lorusso ha, infatti, ricordato che in occasione dell’Assemblea Annuale dell’Efj, la Federazione europea dei giornalisti riunitasi nei giorni scorsi a Lisbona, è stata lanciata una campagna sul “Giornalismo come bene pubblico”. Una campagna europea “perché in tutta Europa si sta cercando di assestare colpi sempre più pesanti alla libertà di stampa”.

Giovanni Melillo

Giovanni Melillo, capo della Procura della Repubblica di Napoli, dal canto suo ha evidenziato che “la Procura di Napoli destina grande attenzione alle minacce ai giornalisti, un tema prioritario. Non si tratta di questioni che riguardano pochi, ma tutti”.
“Il contrasto ai fenomeni che devastano questa terra – ha affermato Melillo – necessita di un dibattito pubblico informato ed esige la massima valorizzazione del diritto all’informazione”.
“Penso che i procuratori debbano fare passo indietro nell’informazione – ha aggiunto – ma che i giornalisti debbano fare due passi avanti e anche di più. Abbiamo bisogno di un giornalismo libero e indipendente. Vi sono ambiti in cui solo un giornalismo indipendente può portare luce e l’avvio di indagini”.
“Il mio ufficio – ha aggiunto il procuratore di Napoli – ha intrapreso un discorso. Vi sono statuti, per esempio quelli che prevedono il divieto della pubblicazione di immagini di persone in stato di arresto e detenzione. Lo abbiamo fatto perché crediamo che uno degli elementi di tutela dell’informazione passi attraverso una attenzione comune al rispetto dei limiti che lo stesso giornalismo si dà. C’è molto cammino da fare insieme su questa strada – ha concluso – la porta del mio ufficio è sempre aperta, sia per la denuncia di minacce, sia per il dialogo”.

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