Da sinistra: Bepi Martellotta, Raffaele Lorusso, don Luigi Ciotti, Michele Albanese

BARI – Don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera” è stato oggi a Bari per presentare, nella sede dell’Associazione della Stampa di Puglia, la tredicesima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia” che si terrà a Foggia il prossimo 21 marzo. Il tema sarà “Terra, solchi di verità e giustizia” e vedrà l’organizzazione di un corteo attraverso la città e la lettura pubblica dei nomi delle vittime che avverrà in simultanea da quattromila luoghi diversi, in Italia, Europa e America latina.
Per il sindacato dei giornalisti c’erano il segretario nazionale della Fnsi Raffaele Lorusso, il presidente dell’Assostampa di Puglia Bepi Martellotta e Michele Albanese, responsabile nazionale per la legalità della Fnsi. Per Libera, insieme a don Ciotti, Lorenzo Frigerio (Libera Informazione) e Mario Dabbicco (Libera Puglia). La Fnsi è tra le promotrici dell’iniziativa foggiana e l’Assostampa di Puglia aderisce e sarà presente con una sua delegazione.
«Siamo al fianco di Libera – ha spiegato Bepi Martellotta – perché se allo Stato tocca la repressione dei fenomeni mafiosi, alle associazioni, ai sindacati e ai giornalisti tocca l’impegno sociale e civile come risposta. Ai colleghi più esposti occorrerà la “scorta mediatica” e siamo già stati in prima linea dopo l’aggressione alla collega Maria Grazia Mazzola della Rai dopo l’aggressione subita proprio a Bari da una donna dei clan».
Don Ciotti ha annunciato – in preparazione della manifestazione a Foggia – che ci sarà un’assemblea a Bari in rappresentanza di tutti i familiari delle vittime innocenti della mafia, cui seguirà una veglia domenica 18.
«La Giornata – ha detto don Ciotti – è stata voluta dal Parlamento italiano e quindi da tutta la nostra Repubblica. E sia ben chiaro che si tratta di una memoria viva che ha bisogno di impegno e responsabilità per evitare che diventi celebrazione e retorica della memoria».
All’incontro di oggi ha partecipato anche Nicola Bonerba, presidente dell’Ance (Associazione dei costruttori edili, aderente a Confindustria) Puglia, una categoria particolarmente a rischio per le intimidazioni ai cantieri.
«Accompagniamo – ha detto – anche le imprese non iscritte alla nostra associazione verso il percorso di denuncia. Carabinieri e polizia sono diventati nostri “consulenti” e grazie a loro abbiamo un livello molto alto di attenzione nei nostri cantieri, perché abbiamo imparato a denunciare, rifiutando la “guardiania” che poi diventa ingerenza nella gestione dei cantieri. E non ci sentiamo più sudditi dei clan grazie anche a associazioni come “Libera”.
Per Raffaele Lorusso «l’escalation a livello nazionale degli attacchi ai cronisti è fatta perché questi rinuncino a raccontare quello che accade in certi luoghi del malaffare. Chi colpisce i giornalisti colpisce il diritto dei cittadini ad essere informati. Occorre fare la scorta mediatica nei confronti dei colleghi colpiti, ed essere pronti a riprendere le inchieste dei giornalisti minacciati».
«Le mafie – ha ricordato il responsabile per la legalità della Fnsi, Michele Albanesenon sono più coppola e lupara. Spesso non sparano neppure più, ma sono diventate molto più pericolose. E in regioni come la Puglia le mafie sono diventate adulte e legittimate da organizzazioni come la ‘ndrangheta che subdolamente, oggi, si è infiltrata in apparati economici e politici sia locali che internazionali».
Foggia è stata scelta da Libera perché ritenuta una “città e provincia sotto attacco”. «Leggeremo i nomi delle vittime da 4.000 luoghi in tutto il mondo – ha aggiunto Don Ciotti – e ringrazio la Rai per l’impegno che ha annunciato. Le mafie sono forti nelle società diseguali, fragili e culturalmente depresse. La stampa ci può dare una mano e chiedo di reagire soprattutto contro la pericolosa “zona grigia”. Chiediamo ai giornalisti di darci una mano soprattutto nella sensibilizzazione alla partecipazione di scuole e ragazzi, dando segnali di positività e dicendo alla gente di non avere paura».
Per don Ciotti «bisogna unire le nostre forze perché corruzione e mafia sono i parassiti che ci impoveriscono un po’ tutti. Ci vuole una corresponsabilità perché è il ‘noi’ che vince e non l’opera di navigatori solitari. Ognuno è chiamato nel proprio ruolo a fare la propria parte. E ci vuole anche da parte di noi cittadini la corresponsabilità. Collaborare con le istituzioni che fanno le cose giuste – ha concluso – ma essere anche una spina nel fianco se non fanno quello che devono». (giornalistitalia.it)

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