Marco Tarquinio, direttore di Avvenire

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire

MILANO – Compie i “primi cinquant’anni”, il quotidiano cattolico Avvenire, che da Milano ha dato il via alle iniziative che condurranno al 4 dicembre, giorno in cui nel 1968 uscì la prima edizione. Con lo sguardo al futuro, che passerà anche da un aggiornamento grafico, il direttore Marco Tarquinio ha sostenuto, in un incontro nella sede del giornale, a Milano, che occorre fornire “non un’informazione che assomiglia a chi lo compra ma che aiuta a pensare”.
“Abbiamo il dovere di pensare lo strumento giornale – ha aggiunto – come uno strumento utile dentro la nostra società: non solo fornitore di notizie, ma anche di una visione armonica di un giorno nel mondo, da offrire a chi si fida di noi”.
Per l’anniversario è stato anche presentato il libro “Voci del verbo Avvenire – I temi e le idee di un quotidiano cattolico 1968-2018”, edito da Vita e Pensiero, che propone le riflessioni delle principali firme del quotidiano sulla politica, l’economia, la società, la scienza, la cultura e la fede, ed è curato dal giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri. (ansa).

Il direttore Tarquinio: “Diamo cittadinanza mediatica a chi non l’ha”
di Alessandro Franzi

AvvenireMILANO – Un’informazione completa, non sensazionalista, ma fuori dal coro. E senza rinunciare alle proprie idee”. Il direttore Marco Tarquinio festeggia i cinquant’anni del quotidiano cattolico Avvenire e guarda al futuro: solo se i giornalisti sapranno restituire “il senso” di quello che raccontano avranno ancora un ruolo utile in una società in cui la fiducia, oltre che l’attenzione, è sempre più difficile da conquistare.
“In questi primi cinquant’anni – ha detto Tarquinio conversando con l’Ansa a margine della presentazione delle iniziative per la ricorrenza –, Avvenire ha consolidato e precisato la sua vocazione. Non solo un quotidiano di opinione di ispirazione cristiana, ma anche un grande quotidiano di informazione. Noi non nascondiamo le nostre idee, anche se non le mettiamo mai sopra i fatti, ma accanto”.
Notizie che non rincorrono le scelte mainstream. “Ci occupiamo dei fatti – ha risposto Tarquinio – che riguardano le persone che credono, che sono la stragrande maggioranza ma sembrano non interessare più, se non quando assumono una dimensione patologica, quando diventano terrorismo. Invece nel mondo c’è un fiume in piena di pace e di bontà, una marea di gente che fa la cosa giusta. È a questo che noi diamo cittadinanza mediatica e offriamo la prima pagina, da chi si impegna al Sud contro la mafia a chi è in Africa ad aiutarli davvero a casa loro”. Con una cifra distintiva: “Senza sensazionalismo. O, come dico io, senza esclamativismo. Anche perché così la gente prende coraggio e non si rassegna”.
E per i prossimi cinquant’anni che cosa si può immaginare per Avvenire? “Tutti noi che facciamo questo mestiere – ha replicato Tarquinio – dobbiamo capire se vogliamo essere solo dei portatori di notizie o se vogliamo dare, a chi si fida ancora di noi, anche il senso della vita del mondo, nel bene e nel male.
Per cambiarla ma anche per accettarla per quello che è. Se sapremo farlo, avremo ancora un senso. Altrimenti, diventeremo inutili”. (ansa)

Il comico Giacomo Poretti: “Speriamo in sms di Dio”

Giacomo Poretti, ieri nella sede di Avvenire in occasione della presentazione del libro "Voci del verbo Avvenire" per i 50 anni del quotidiano (Fotogramma)

Giacomo Poretti, ieri nella sede di Avvenire in occasione della presentazione del libro “Voci del verbo Avvenire” per i 50 anni del quotidiano (Fotogramma)

MILANO – Il 4 dicembre 1968 veniva pubblicata la prima edizione del quotidiano cattolico Avvenire. Cinquant’anni dopo, lo stesso giorno, uscirà un numero speciale dell’edizione cartacea, rinnovata nella sua veste grafica e con un incremento di diffusione e di foliazione.
È solo una delle iniziative che Avvenire, quinta testata per diffusione in Italia, ha deciso di dedicare all’importante anniversario, che si intreccerà anche con la canonizzazione di colui che ne ispirò la nascita: papa Paolo VI.
Nella sede del quotidiano, a Milano, presente anche il presidente della Fieg, Maurizio Costa, il direttore Marco Tarquinio ha spiegato che il cinquantesimo servirà come celebrazione ma soprattutto come sforzo per interpretare il futuro. Da qui anche il titolo che accompagnerà gli appuntamenti: “Avvenire. Il futuro ogni giorno”. E il libro “Voci del verbo Avvenire – I temi e le idee di un quotidiano cattolico 1968-2018”, già presentato a Papa Francesco e ora indirizzato ai lettori. Edito da Vita e Pensiero, il volume propone le riflessioni delle principali firme del quotidiano su politica, economia, società, scienza, cultura e fede, ed e curato dal giornalista e scrittore Alessandro Zaccuri.
“L’obiettivo di questo libro e quello di fornire una testimonianza corale sull’impegno informativo di qualità e “fuori dal coro” con cui Avvenire cerca di aiutare i lettori a confrontarsi su temi di sempre più stringente attualità che fin dalla fondazione il nostro giornale ha trattato in una forma che oggi definiremmo ‘glocal’”, ha detto il direttore Tarquinio.
“Le 110.000 copie diffuse ogni giorno, la percentuale di abbonati più elevata tra tutti i quotidiani italiani (80% dei lettori) e il trend di crescita della diffusione, costante e ininterrotto dal 2002 – ha detto il direttore generale di Avvenire, Paolo Nusiner – dimostrano che i lettori riconoscono nel nostro quotidiano un livello di qualità molto alto, forte di un rapporto di fiducia che poche altre testate possono vantare”.
All’incontro di Milano, anche un ospite d’eccezione: il comico Giacomo Poretti, il cui discorso è servito per mettere in luce con leggerezza i profondi cambiamenti del mondo del giornalismo e il rischio di indigestione informativa. “Non ho niente da opporre a internet, se non la nostalgia – ha detto –. Siamo nell’epoca della brevità, della semplificazione. Non c’è più tempo per approfondimenti ed editoriali, il rischio è che il giornalista sia sostituito dall’algoritmo. Ma di tutto quello che leggiamo sui nostri telefoni, sostanzialmente non ce ne frega niente. Lo facciamo per noia. Speriamo che accada un cataclisma galattico. Anzi, a volte ho il sospetto che desideriamo che aprendo un WhatsApp Dio ci abbia lasciato un messaggio”. (ansa)

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