Héctor González Antonio

CIUDAD VICTORIA (Messico) – Il giornalista Héctor González Antonio, 32 anni, corrispondente da Ciudad Victoria del quotidiano Excelsior, è stato massacrato a calci e pugni in una stradina sterrata alla periferia della capitale dello Stato di Tamaulipas, nel nord del Messico. Il cadavere era seminudo, tumefatto e insanguinato.
González Antonio, sposato e padre di due figli. Ignote, al momento, le cause dell’omicidio del cronista che, in passato, ha collaborato con diverse testate ed emittenti radiofoniche locali, oltre che con Televisa Monterrey, la più importante stazione televisiva del Messico, che ha sede nel vicino Stato di Nuevo León. Il governatore di Tamaulipas, Francisco Cabeza de Vaca, assicura che la morte del giovane giornalista “non resterà impunita”, ma la situazione è tutt’altro che rassicurante per quanti sono quotidianamente impegnati a garantire l’informazione nel Paese.

Alicia Díaz González

Quattro giorni prima, infatti, è stato assassinato a Monterrey – che dista appena 284 chilometri da Ciudad Victoria – , con un colpo di arma da fuoco alla testa, la giornalista Alicia Díaz González, 52 anni, collaboratore di “El Financiero y Reforma”.
Per dare la dimensione del clima di violenza che si respira in Messico, basti pensare che nel 2017 gli omicidi sono stati  1.053, ovvero il 23% rispetto al 2016. Soltanto quest’anno i giornalisti assassinati sono nove, tutti in provincia. Secondo l’Associazione dei giornalisti Articolo 19, durante l’amministrazione del presidente Enrique Peña Nieto, i giornalisti uccisi sono stati 43, mentre Reporters san Frontieres ricorda “Siria e Messico sono i paesi più pericolosi al mondo per praticare il giornalismo”.
“Il Messico – sottolinea, infatti, Balbina Flores, responsabile Rsf in Messico – è diventato uno dei paesi più pericolosi per praticare il giornalismo, non oggi, non ieri, ma da almeno dieci anni”. (giornalistitalia.it)

 

 

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