Franco Calabrò

Franco Calabrò

ROMA – “Il Mestieraccio”, l’ultimo libro del giornalista Franco Calabrò, edito da Media&Books (pagine 224, euro 16, anche in e-book su Google Play e Amazon Kindle), sarà presentato a Roma domani, martedì 20 giugno, al Palazzo dell’Informazione di Adnkronos, in piazza Mastai 9.
All’incontro partecipano il giudice Vincenzo Gaetano Capozza, presidente della Sesta Sezione Penale del Tribunale di Roma, ed i giornalisti Mario Nanni, cronista parlamentare, Francesca Parisella di Matrix e Carlo Parisi, direttore di Giornalisti Italia e segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Il dibattito con l’autore sarà moderato dal giornalista ed editore Santo Strati.
Tra i tanti libri di giornalisti, tra ricordi e aneddotica, il volume di Franco Calabrò si distingue perché non solo racconta, seguendo il filo dei ricordi, 50 anni di carriera, ma indica anche ai giovani che aspirano alla professione quanto sia accidentato – oggi più che mai – il mestiere più bello del mondo. È un “mestieraccio” dice l’autore, ma aggiunge subito che non lo cambierebbe per tutto l’oro del mondo, e spiega perché.
Il mestieraccio«Se questo libro ha visto la luce – spiega Franco Calabrò – lo si deve a un collega, un amico, un editore di successo, Santo Strati, che è riuscito a mettere ordine nella mia vita disordinata, tra le migliaia di articoli, foto, appunti, di cinquant’anni di lavoro, passando da un giornale all’altro, tra esperienze esaltanti e altre meno. Non è un libro di memorie, chi mi conosce sa quanto sia superstizioso (colpa delle mamma napoletana) e non ami questo genere di letteratura commemorativa. Strati ha raccolto, come foglie portate dal vento, scritti che ci riportano al passato, figure e, dico io, anche figuri che hanno incrociato la mia strada in cinquant’anni ininterrotti d’attività, passando dallo sport alla cronaca, dalle scrivanie di comando alla trincea delle guerre di mafia, dei morti eccellenti, dei grandi processi».
«Quello che troveranno, coloro che avranno l’amabilità di sfogliare le pagine de “Il mestieraccio” – sottolinea Calabrò –, è solo una parte della produzione di un cronista che ha attraversato gli ultimi dieci lustri e, senza accorgesene, ha contribuito a farne la storia. Un libro che arriva nel momento peggiore per la nostra categoria, quando è alle porte anche quell’autentica rivoluzione che è la riforma dell’Ordine, sulla quale si fondano le speranze di chi chiede un modo veramente moderno di governare una istituzione della quale, da più parti, si chiede l’abolizione.
Il sindacato fa quello che può, la crisi globale ha portato alla chiusura di tante testate, producendo ondate di disoccupati; la cassa integrazione, incubo per centinaia di giornalisti, poligrafici, personale amministrativo, ha spopolato le redazioni e finito per mettere sul mercato prodotti sempre più “magri”, la cui fattura è affidata spesso a collaboratori mal pagati e professionalmente non sempre adeguati”. (giornalistitalia.it)

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