La protesta dei giornalisti contro i bavagli alla stampa e gli arresti multipli in Egitto

Una protesta dei giornalisti contro i bavagli alla stampa e gli arresti in Egitto

IL CAIRO (Egitto) – Le autorità egiziane hanno operato un giro di vite alla censura chiudendo 78 pagine web, di cui 14 negli ultimi giorni. Lo denuncia l’Ong egiziana Afte, secondo cui l’inasprimento consegue all’ondata di critiche al presidente Abdel Fattah Al Sisi per la cessione di due isole disabitate del Mar Rosso all’Arabia Saudita.
Tra i siti oscurati, quelli di formazioni politiche come il partito laico 6 Aprile e i Fratelli Musulmani, cui si aggiungono mezzi di informazione critici verso il regime come i quotidiani Al Badil e Mada Masr. Bloccati anche alcuni siti basati in Qatar in seguito alla rottura diplomatica col governo di Doha, decretata dall’Arabia Saudita e a cui l’Egitto ha aderito.
La polizia ha anche vietato le manifestazioni contro la cessione delle isole Tiran e Sanafir, voluta da Al Sisi e votata due giorni fa dal Parlamento con un provvedimento che ha suscitato proteste e l’arresto di decine di attivisti.
Intanto, il quotidiano Al Bidayia, uno fra quelli colpiti da censura, ha postato sulla propria pagina Facebook un documento firmato da 745 giornalisti contrari all’accordo fra l’Egitto e l’Arabia Saudita, che invita a formare un fronte nazionale di opposizione alla cessione delle isole. Un testo analogo è stato licenziato da duecento cineasti. (agi/efe)

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