Antonio Ramenghi

BOLOGNA – Si è spento a Bologna, all’età di 71 anni, il giornalista Antonio Ramenghi, per molto tempo al vertice di numerose testate del Gruppo Espresso. Nato a Castel Guelfo di Bologna il 20 maggio 1946, era giornalista professionista iscritto all’Ordine dell’Emilia Romagna dal 1974. In pensione dal 2012, ha lavorato per Autosprint, il Foglio di Bologna e Modena, il Mondo e Il Sole 24 Ore, per poi approdare, nel 1983, al quotidiano la Repubblica, dove è stato capo della redazione economica, della redazione bolognese (dal 1988 al 1992 e dal 1993 al 1997), poi di quella milanese. Dal 2000 al 2001 è stato vicedirettore dell’Espresso, da gennaio 2011 a marzo 2012 della Gazzetta di Modena e fino al 2014 delle testate venete del gruppo Finegil  (Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia e Il Corriere delle Alpi). Da pensionato aveva dato vita al sito web lacostituzione.info. Lascia la moglie Rossella e i figli Alice e Tommaso.
La Repubblica lo ricorda come “un giornalista animato da grande passione, competenza, impegno civile e metodo, elementi che hanno caratterizzato il suo giornalismo lucido e battagliero, facendone un vero maestro per generazioni di cronisti contagiate dal suo entusiasmo, formate dalla sua serietà professionale”.
Il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, lo ricorda come “un ottimo giornalista, un professionista scrupoloso e impeccabile, oltre che un galantuomo d’altri tempi”. Per Bonaccini, infatti, “scompare un pezzo del miglior giornalismo espresso dalla nostra terra, fatto di senso di responsabilità, un vero esempio per i tanti giornalisti che a lui hanno guardato e da lui imparato. Il suo ultimo impegno, dedicato alla difesa della Costituzione italiana dà la misura delle sue capacità e delle radici su cui ha basato il proprio mestiere”.
Cordoglio anche dal presidente del Consiglio regionale, Simonetta Saliera: “Antonio Raminghi ha rappresentato un’epoca. Ha raccontato la nostra quotidianità con semplicità e profondità. La sua scomparsa è motivo di dolore e di dispiacere per tutti noi”. (giornalistitalia.it)

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