Wanda Lattes

FIRENZE – “Se ne va un pezzo di storia fiorentina e di storia del giornalismo italiano”. Il Corriere Fiorentino ricorda così Wanda Lattes, ex giornalista del «Corriere della Sera», morta nella serata del 2 giugno, Festa della Repubblica, nella sua casa di Campo di Marte.
Nata a Firenze il 24 maggio 1922 da una famiglia ebraica, appena 16enne fu vittima delle leggi razziali volute dal fascismo. «Nel settembre del 1938 — scrisse in un racconto autobiografico per il «Corriere Fiorentino», di cui è stata una fondatrice — io frequentavo il ginnasio Jacopo Sannazaro a Napoli. Non sapevo nulla di leggi razziali né di diversità fra ebrei e “ariani”. Un giorno mio papà ci telefonò a casa, dicendo di raggiungere velocemente il centro del Vomero, dove abitavamo, e lì diede a me e a mia sorella la terribile notizia: “Non potete più andare a scuola”».
Suo padre resta senza lavoro e inizia a fare il rappresentante di imprese di amici. La famiglia si trasferisce a Firenze dove ci sono tutti gli altri parenti e dove Lattes trova «alcuni coetanei che parlavano di politica e che si stavano organizzando in gruppi politici. Non rimasi sola per molto tempo». Ben presto si unisce alla Resistenza, diventando una staffetta partigiana per Giustizia e Libertà. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale conosce Alberto Nirenstein (scomparso nel 2007), soldato polacco della brigata ebraica, con cui si sposa nel marzo del 1945.
Finita la guerra, inizia il suo lavoro da giornalista, una tra le prime donne in Italia a scegliere questa professione. Nel 1949 è al Nuovo Corriere diretto da Romano Bilenchi, poi passa al Giornale del Mattino e negli anni Sessanta entra alla Nazione, dove si dedica in particolare a moda e cultura. Per decenni è stata corrispondente del «Corriere della Sera». Nel 2008 contribuisce all’apertura del «Corriere Fiorentino», su cui ha scritto fino a pochi mesi fa. Lascia tre figlie — Fiamma, Simona e Susanna — che sono state con lei fino all’ultimo.

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